dal sito di rockit:
“Il quarto episodio della Legione Straniera. Continua l’avventura nata nella testa del nostro Renzo Stefanel e concretizzata su queste pagine: otto indieblogger, otto firme autorevoli di tre continenti diversi (Europa, Asia e America) recensiscono sette dischi proposti da Rockit. In questa puntata i nostri eroi hanno avuto a che fare con i seguenti gruppi: Comaneci, Disco Drive, Atari, Amari, Amor Fou, Red Worms’ Farm, Morgan, Canadians.”
Ebbene si ci siamo anche noi, leggete qui cosa dice di Scimmie d’amore il blog Musiteka.
Della borsetta mitica avvistata lo scorso martedì gia si è detto ed ammirato, dell’eroe fra il pubblico che fischiava dentro una bottiglia per tutto il nostro concerto (e per tutto quello di Tying Tiffany, che poi ci ha svelato che è un loro fan che la segue nelle date a nord-est) diremo più avanti, nel frattempo gustatevi le foto di Chiara, QUI.

Carta, forbice, sasso: nel tempo l’uomo ha saputo coniare parole pazze eppure capaci di descrivere qualunque cosa. Ma adesso è difficile - quasi impossibile - trovare un termine adatto a restituire il vuoto che lo scorso Dicembre Marco ci ha lasciato, scendendo dall’allegria furibonda del nostro furgone, spegnendo il suo amplificatore per l’ultima volta: Marco se ne è andato e non ritorna più, il treno delle sette e trenta senza lui… Peccato, perchè Marcopiano sapeva amare. E soprattutto perchè in ogni Tour la compagnia di un ingegnere è importante; meglio se intelligente ed energico come lui. Simile al Purosangue bretone, ma con arti più robusti, avambracci da competizione e capezzoli sensibilissimi: un ginnasta olimpico con un cervello della madonna. Me lo ricordo, in camerino, dare ripetizioni di matematica a sé stesso, con gli occhi di un giovane Rambo che si ricuce il braccio, e poi dire che “la carne di via delle Pescherie non è affatto fresca”. “Un giorno tornerò in Friuli, nel mio piccolo mondo antico”, aggiungeva sudando dalle mani. Erano altri tempi. Mi dico che per noi adesso vivere è meglio, senza l’odore delle sue magliette intrise di palcoscenico, e senza l’uomo che è sempre stato l’unico a salutare tutte le volte in cui abbiamo incrociato una cinquecento gialla con DUE suore dentro. Ma la realtà è un’altra, perchè se è vero che spesso l’ho sorpreso ad annusarsi i calzini, è anche vero che, il giorno in cui l’ho conosciuto, quel ragazzo stava liberando un cerbiattino da una tagliola. E nel farlo piangeva. Ciao Marco, ciao. Di te adesso diranno cose assurde: che ti sposerai, che imparerai a suonare. Forse farai pure dei figli, ma noi ti vogliamo ricordare così come sei sempre stato, in continua competizione con te stesso. E problematico. Un Amaro.
No, non è un nuovo prodotto di merchandising amaro, nessuno vi vieta però di fabbricarvene uno come ha fatto la nostra amica Vanessa, avvistata al concerto dell’altra sera con questa borsetta dal look familiare..


Il blog francese Vepl ci propone un intervista sulla falsa riga di “non ci resta che piangere” per la serie CHI SIETE, COSA PORTATE, UN FIORINO! .. Enjoy !!!